• Tatiana

Il glicine, la dolcezza e la sensualità della Vita

Aggiornato il: apr 21


Nel buddismo Jodo Shinshu (o Buddhism Shin) fondato dal monaco Shinran, il glicine ha un significato simbolico. I grappoli si trovano nei templi e sono simbolo della luminosità, ma anche della caducità della vita: tutto è in continua trasformazione per questo tutte le grandi culture e tradizioni ci invitano ad imparare ad apprezzare ogni momento.

Numerose leggende ci narrano delle sue proprietà e quali qualità animiche ci ispira.

In Italia, in Piemonte viene narrata la leggenda di una fanciulla, una pastorella di nome Glicine che triste e in lacrime per il proprio aspetto fisico, si ritrovò a vedere nascere una pianta li dove le sue lacrime sfioravano la terra. Cosi per la gioia di aver dato vita a questa pianta smise di essere triste e la pianta venne battezzata con il suo nome.

Questa storia ci narra quale parte essenziale di noi stessi il glicine evoca con la sua bellezza, la sua dolcezza, la sua forza di crescita ed espansione e la sensualità dei suoi boccioli e la sinuosità dei suoi rami. Ci invita a coltivare la nostra sensualità intesa come espressione piena della nostra vitalità, creatività interiore, ci dona fiducia in noi stessi/e come creatori di vita e bellezza e ad aver fiducia nel nostro partner, a lasciarci andare alla bellezza della vita.

Dalle parole di Roberta Medda Farris, floriterapeuta dalla stupenda terra sarda...

"Per donne che non si sentono a proprio agio con la propria sensualità. Disagio per la propria fisicità a seguito di passati abusi sessuali. Il rimedio dona fiducia in se stesse e nel proprio partner. Soddisfazione e piacere nella propria vita sessuale. Aiuta a lasciarsi andare, permettendo alle proprie sensazioni di esprimersi."

Opera: Luisa Sarto

In greco Glycis significa dolce. La nostra dolcezza è un omaggio che offriamo nell'amicizia e nella solidarietà. Un dono. In tutte le culture orientali il glicine è un talismano nelle avversità della vita, da offrire in dono.

Questa pianta meravigliosa, dal fascino soave ci invita a sciogliere la durezza del cuore, ad offrire in dono la nostra gentilezza e dolcezza, a credere nell'amicizia e a donare con riverenza all'altro il nostro sincero augurio. Questa riverenza nei confronti di noi stessi e dell'altro pare che appaghi il desiderio di espansione che oggigiorno rincorriamo. Il glicine ce lo dimostra. L'arrampicarsi, l'espandersi, il moltiplicarsi è possibile per chi si mostra alla vita con rispetto e grazia, con disponibilità, dolcezza e gentilezza, e con un augurio di benessere e vitalità per sé e chi gli sta intorno.

Cosi come ci insegna che caduca è la vita, e tutto cambia e tutto torna.

Preparazione del rimedio floreale di glicine:

Prendi una ciotola di vetro trasparente e cogli con rispetto alcuni fiori di glicine e posali sull'acqua che hai riposto nella ciotola. Metti la ciotola in pieno sole dalle 9 alle 11 del mattino, quando il sole splende, ma non è ancora troppo intenso. La solarizzazione è avvenuta quando vedrai comparire delle bollicine nell'acqua, segno che l'acqua è stata informatizzata.

Per conservare questo rimedio aggiungi del brandy in quantità pari all'acqua.

Pratica: Immergiti nel silenzio, nel respiro sotto una pianta di glicine. Immergi i tuoi sensi nella sua bellezza. Lasciati ispirare.

foto: Me in Bergamo under an arch, and a beautiful wisteria.

E intanto era aprile, e il glicine era qui, a rifiorire. Prepotente, feroce rinasci, e di colpo, in una notte, copri un’intera parete appena alzata, il muro principesco di un’ocra screpolato al nuovo sole che lo cuoce. E basti tu, col tuo profumo, oscuro, caduco rampicante, a farmi puro di storia come un verme, come un monaco: e non lo voglio, mi rivolto – arido nella mia nuova rabbia, a puntellare lo scrostato intonaco del mio nuovo edificio. Tu che brutale ritorni, non ringiovanito, ma addirittura rinato, furia della natura, dolcissima, mi stronchi uomo già stroncato da una serie di miserabili giorni, ti sporgi sopra i miei riaperti abissi, profumi vergine sul mio eclissi, antica sensualità.

- Il glicine di Pier Paolo Pasolini

da “La religione del mio tempo” Garzanti 1961

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